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 Materiali formativi per "Imparare a educare"

 

Quando tuo figlio chiede....

Quando i bambini ci rivolgono domande riguardanti la sfera intima, affettiva, sessuale, generalmente ci troviamo in difficoltà per una serie di motivi.
Le domande, spesso, arrivano quando meno ce lo aspettiamo: è così piccolo; ci colgono nel momento meno opportuno: stiamo guidando, preparando la cena, siamo tutti a tavola, siamo già in ritardo; ci imbarazzano e non sappiamo come e cosa rispondere.
Talvolta, non troviamo le parole per iniziare, per dare una buona spiegazione quando le domande dei bambini riguardano gli aspetti belli della vita:
Come sono nato. Perché si nasce gemelli?
Come si fa a formare un figlio dentro la pancia della mamma?
Come vi entra il seme?
I genitori come fanno a sapere che gli sta arrivando un figlio?
Da dove esce il bambino quando deve nascere?

Ma la difficoltà aumenta quando le domande sono più impegnative:
Cosa vuol dire fare sesso?
Cos’è la violenza sessuale?
Chi è il pedofilo?
Come si diventa trans?
Io resterò sempre un maschio o posso cambiare sesso?
Le lesbiche possono avere figli?

Come rispondere?

Crediamo sia importante partire da una considerazione inevitabile: oggi viviamo in un contesto culturale in cui tutto parla di sesso, ad ogni ora del giorno, con programmi televisivi o pubblicità.
I nostri figli sono cresciuti vedendo immagini e scene che hanno creato assuefazione a certi gesti, per cui tutto è naturale, normale.
Sin da piccoli hanno una discreta proprietà di linguaggio: magari non conoscono il significato delle parole, però hanno sentito più volte alcuni termini e quindi si sentono liberi di chiedere, di avere spiegazioni.
Voler conoscere in maniera corretta è importante!
E allora partiamo proprio da qui.
Valorizziamo il fatto che nostro figlio esiga dai genitori certe risposte. Sentiamoci orgogliosi di poter essere noi genitori a fornire le informazioni necessarie ed adeguate.

Rispondiamo subito, senza rimandare a più tardi, a un’altra volta, perché non sappiamo se nostro figlio avrà ancora bisogno della risposta o se avrà già trovato un’altra fonte informativa che e magari non riteniamo buona per lui.

Rispondiamo sempre, anche quando ci sembra difficile trovare le parole. Non dobbiamo fare grandi trattati scientifici, non dobbiamo rispondere alla A alla Z, limitiamoci a dire ciò che lui vuole sapere. E se restiamo turbati per la domanda, chiediamogli come mai ci fa questa domanda, dove ha sentito tale parola, con chi ne ha parlato.
Questo ci permette di conoscere qual è il livello di partenza, quali conoscenze già possiede e quindi di calibrare la nostra risposta.
Sicuramente sappiamo dare una risposta semplice, ognuno di noi sa… E il genitore, rispetto ad ogni altro, ha una marcia in più: conosce bene il proprio figlio, la sua sensibilità e sa come parlare
Se la nostra risposta non dovesse bastargli, possiamo approfondire e se non abbiamo le conoscenze complete possiamo insieme cercarle o prendere tempo per farlo.

Rispondiamo con l’altro genitore. E’ importante per il bambino avere la risposta da mamma e papà.
Spesso il figlio si rivolge più facilmente al genitore omologo, dello stesso sesso, certo di essere compreso con più facilità. Ma la spiegazione data anche dall’altro genitore diventa più completa e arricchente. Mamma e papà sono diversi e complementari anche in questo!
Sappiamo che alcuni genitori non vivono più insieme, ma se continuano ad essere genitori, il figlio continua a mantenere una buona relazione con entrambi e potrà chiedere ora all’uno, ora all’altro la risposta.

E l’emozione?

“Non è facile parlare di queste cose…”
E’ vero, trattare questi argomenti ci coinvolge emotivamente, perché riguarda la vita, la nostra vita.
E’ diverso dare una spiegazione di geografia o di storia, rispetto ad argomenti che fanno riferimento al nostro vissuto, alla nostra intimità.
E’ naturale che ci imbarazziamo, perché si fa riferimento alla nostra sessualità, alla nostra intimità, al rapporto che abbiamo con il nostro corpo, con il nostro partner, al “lettone” luogo ambito e proibito, all’educazione che abbiamo ricevuto, alla difficoltà di comunicare su questi argomenti.

Come superare l’imbarazzo?

Prendiamo il tempo necessario per avvertire dentro di noi l’emozione, per darle un nome e trovare la calma per rispondere.
E possiamo anche ammettere chiaramente che siamo emozionati, tanto il nostro bambino si è già accorto!
Non è grave! Anzi…educa a riconoscere i nostri stati d’animo, a padroneggiarli e a superare gli ostacoli.
Se l’emozione ci impedisce di formulare la risposta, un buon mezzo per dominarla è, come dicevamo sopra, far parlare chi ci sta “interrogando”: chiedendo a nostro figlio “come mai vuoi sapere, dove ha sentito questa parola, qualcuno te ne ha già parlato…?
Questo ci permette di prendere tempo, respirare in maniera “liberatoria” e poi trovare le parole per rispondere in maniera adeguata.
E se non sappiamo spiegare tutto…va bene ugualmente. Non dobbiamo avere la pretesa di essere competenti in materia a livello professionale. Nessuno può sapere sempre tutto, quindi neanche i genitori.
Anche un buon libro può essere un compagno di viaggio in questa meravigliosa avventura…

Importante e indispensabile è ascoltare

Elemento insostituibile è l’ascolto. Il nostro bambino ha bisogno di sapere che noi siamo lì con lui, che abbiamo tempo di ascoltarlo, che vogliamo dedicargli cura anche in questo modo.
Alla fine non sarà importante tanto la nostra risposta verbale, quanto il nostro atteggiamento di attenzione, di voglia di metterlo al centro dei nostri interessi, anche se abbiamo cose urgenti da sbrigare.
Ma pochi minuti così intensi valgono più di ogni altra cosa.
A volte nostro figlio ha solo bisogno di sapere che può chiedere, che può osare qualsiasi domanda, perché sa che il papà o la mamma, oppure entrambi insieme, vogliono trovare con lui il significato delle cose importanti e per questo hanno sempre il tempo necessario!


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